
INTRODUZIONE

In questa sezione si fa riferimento alla casa editrice di mia proprietà, fittizia, irreale, ovvero non realmente esistente. L’ho chiamata “AnGi – Editrice Libertaria”. Angi è il nomignolo con cui solitamente mi rivolgo a mia moglie. Ma “An” e “Gi” sono anche le due lettere iniziali dei nomi di mia madre e mio padre, Angiolina e Giovanni. Inoltre, “An” sta per “Anarchia” (quella vera, autentica, pacifica!), e “Gi” può evocare tanto il concetto di “Giustizia” (associato appunto all’anarchia), e quello di “Gilanismo” (invito tutti ad approfondire il tema della “cultura gilanica”, in particolare attraverso i libri della studiosa Riane Eisler).
Gli eventi quotidiani sono, come per chiunque, le fonti alle quali attingo e i miei motivi di ispirazione. Ma in particolare, prendo spunto dalle notizie riportate dai media, tanto quelli che appartengono al mondo della cosiddetta carta stampata tradizionale (quotidiani, settimanali, periodici, riviste specifiche e di settore) o all’universo televisivo (telegiornali, talk-show, tribune politiche, inchieste, programmi di intrattenimento e trasmissioni di qualunque genere, spettacolo, fiction, cinema, racconto…), quanto al moderno mondo dei “social network” (pagine di internet, testate online, blog, Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, YouTube…).
Il flusso delle informazioni che ci invade e sommerge oggigiorno, è talmente ridondante e confuso, potente e talvolta fuorviante, che l’attività del discernimento è diventata più che mai difficoltosa, se non addirittura impossibile. Tanto che la catena “senza soluzione di continuità” delle notizie… somiglia a un autentico “cronicario”. Inteso come ospedale. La cronaca, l’informazione, il concetto stesso di comunicazione, ormai sono malati. Pazienti cronici. Vivono lì, nella bolgia di un immenso sanatorio che sembra un nosocomio, un ospedale da campo, di guerra… E non c’è verso che guariscano, anzi. I media sono dei veri malati terminali, prossimi a passare da un inutile sanatorio al fatidico sudario. Il lenzuolo funebre.
Proprio per questa ragione, al presente asset del mio sito ho assegnato il nome di “Quotidiario”. È appunto un diario in cui cerco di districarmi tra le nefandezze propinate giornalmente dai media, con l’intento di chiarire, di semplificare, di individuare e separare ciò che è vero da ciò che è falso. Ci sarebbe bisogno di una minore bulimia di informazioni, in quanto l’eccessiva bulimia ci conduce all’estremo opposto, l’anoressia. Ovvero: sappiamo tutto ma conosciamo poco. E in primis… non comprendiamo nulla. Spero, con i miei “appunti dal cronicario”, di non esacerbare ulteriormente né l’una né l’altra, né la bulimia né l’anoressia, bensì di offrire un corretto punto di equilibrio. Che significa “ristabilire la verità”: netta, semplice, diretta, pulita, senza fronzoli… A dispetto di chi alimenta il caos, per soffocare il lume della ragione…
