Il Caffè Populista

DOVE SEI TU IL GIORNALISTA

Non esiste ancora. Ma sarebbe, sarà, punta a diventare… un giornale. Probabilmente un settimanale, o forse, chissà, anche un quotidiano. Cartaceo, in formato tabloid, oppure digitale, online, vedremo… L’obiettivo è quello di riuscire a proporre degli approfondimenti accurati e offrire delle riflessioni continuative, in merito ad argomenti riguardanti il campo del “sapere” in generale (cultura, conoscenza, comunicazione, dialogo, educazione, “allevamento”, “promozione”…). L’informazione che ne scaturisce dovrà nascere dal confronto costante con il territorio e con coloro che vi risiedono. L’attenzione per quanto accade nella comunità territoriale sarà ciò che metterà in moto una discussione ampia, finalizzata a comprendere gli avvenimenti e la loro portata (sia teorico-culturale, sia pratica e concreta), e a rendere possibile il contributo e la partecipazione, da parte di tutti, al “lavoro politico” il cui scopo consiste nel miglioramento della qualità della vita locale, nel superamento dei problemi contingenti e nella realizzazione delle necessarie progettualità condivise. Proprio per questa ragione la testata presenta un sottotitolo che recita: “Dove il giornalista sei tu!”. Giornalista… può esserlo chiunque di noi. E difatti immagino la sede di questo giornale come un caffè, una caffetteria, un bar, un bistrot… Un classico esercizio pubblico dove le persone si incontrano, parlano, si scambiano delle opinioni, si confrontano… Sorseggiando un cappuccino o masticando un pasticcino. Non a caso lo slogan che contraddistingue questa pubblicazione è il seguente: “Quattro chiacchiere al bar. Per un’informazione orizzontale, mutualistica e partecipata”. Ogni edizione del giornale dovrà nascere e svilupparsi anche e soprattutto grazie al dialogo e attraverso le chiacchiere della gente. E con le notizie che quest’ultima porterà in dote. Le persone che frequentano il locale, i clienti, gli avventori, saranno chiamati a concorrere alla realizzazione degli “articoli” che formano il giornale. Come, quando e quanto vogliono. Il giornale prende cioè corpo in un luogo nel quale i cittadini si vedono e parlano quotidianamente. Il giornale viene creato non in un ambiente chiuso, situato in un posto che si trova lontano dalla comunità (e spesso è inaccessibile), bensì in una “piazza” pubblica, ossia in uno dei ritrovi pubblici per antonomasia, la moderna agorà, dove si esplicano delle relazioni personali libere, naturali e spontanee, ovvero non soggette a qualsivoglia tipo di regola o convenzione (come capita invece sul lavoro, nelle scuole o in altri ambiti del vivere civile e comunitario). Al bar ci si sente liberi di poter dire tutto. Nel ribaltare il vecchio luogo comune che affibbia alla “chiacchiera da bar” il ruolo di infima lamentela, di protesta ignorante e critica di stampo individualistico e populistico, si metterà in atto il tentativo di elevare la “chiacchiera” medesima a un rango e livello culturale più consono: intesa cioè quale espressione delle aspettative della popolazione, e com-partecipazione, appunto, alla comunicazione, a un’informazione vera (che parte dal basso), a una conoscenza e ad una cultura più diffuse, e di conseguenza, alla stesura dei progetti e delle azioni da portare avanti al fine di garantire una vita sociale “degna”. Insomma, sarà un giornale finto per gli ignoranti veri. Che desiderano smettere di essere considerati tali, e vogliono lottare in prima persona per guadagnarsi il definitivo riscatto. Sarà un giornale popolare. E populistico. Nel senso più nobile di questa parola enormemente abusata e travisata.