Le mutande del Governo

Nel 1996 sono entrato in un negozio di biancheria intima, per comprare alcune paia di mutande. Ne avevo bisogno. Il punto-vendita era davvero ben rifornito e l’offerta appariva decisamente varia. Di mutande, ce ne erano per tutti i gusti. Ma non per il mio. Forse sono un po’ difficile io. Però per me le mutande sono una cosa importante. Devono essere quelle giuste, altrimenti niente! Le desidero fatte bene, sincere, leali, che non ti tradiscono, semplici e pragmatiche, capaci di assecondare le volontà e le richieste delle mie parti intime. Le mutande ideali secondo me sono quelle che quando le vedi sullo scaffale promettono molto bene e ti caricano di aspettative, e quando le indossi mantengono pienamente sia le promesse, sia le mie aspettative. Sennò non ne vale la pena. Sono esigente, sì! In ogni caso, da quel negozio sono uscito a mani vuote. E non solo quelle, vuote! Ma sono fatto così, e ho preferito aspettare. Le mutande perfette per me le ho trovate altrove, e solo parecchi anni più tardi. Nel 2013… E dopo le ho ricomprate, uguali, pure nel 2018. Non sto a raccontare come me la sono cavata nel frattempo, lascio la questione e la risposta all’immaginazione e all’intuizione di ciascuno. Comunque non mi pento. Non mi pento di essere stato orfano di mutande ovvero smutandato per così tanto tempo. Quasi due decenni. Perché credo che sia veramente sciocco scegliere tanto per scegliere quando nessuna scelta è quella giusta. Semmai mi posso pentire di avere fatto la scelta sbagliata, non di non avere scelto. E sulle mutande che ho poi scelto nel 2013 e nel 2018 comincio a nutrire qualche dubbio. Il che mi rode assai! Forse non sono così pragmatiche, sincere, fedeli… Forse tradiscono un po’ le aspettative delle mie parti intime, che hanno iniziato a lamentarsi un po’. Ci stanno scomode. Protestano. Si stanno cioè accorgendo in ritardo che non mantengono quello che promettevano! D’accordo, è arrivato il momento di gettare la maschera. La narrazione dei miei rapporti travagliati con questo capo d’abbigliamento essenziale… è la metafora dei miei rapporti con la politica. O per meglio dire: della mia carriera di elettore. Nel 1994 ho votato un certo partito e ne sono rimasto profondamente deluso. In seguito non ho più votato, per ben diciannove anni, perché nessun altro partito si mostrava degno del mio voto; ossia nessuno meritava che io sprecassi e gettassi alle ortiche il mio sacrosanto diritto. E che nessuno mi dica che è sbagliato rinunciare a votare e darsi alla macchia. L’assenteismo dalle cabine elettorali è un diritto pari, né più né meno, al diritto-dovere di votare. Il non-voto è un voto chiarissimo, esplicito e ben motivato. Molto più motivato del votare il meno peggio. Vale lo stesso discorso riguardante le mutande: non ha alcun senso scegliere tanto per scegliere, se nessuna scelta è quella giusta. Ora, nel 2013 e nel 2018, ho di nuovo esercitato il mio diritto-dovere di voto, in quanto mi sembrava di avere trovato le mutande, pardòn, il movimento politico giusto. Il giusto che incontra il mio gusto. E ciò che ho scelto oggi governa pure il Paese! Ma proprio qui, sotto questo profilo, di recente, dopo un po’ di mesi, i dubbi hanno iniziato a farsi strada nella mia mente (e anche nelle parti intime). Avrò sbagliato di nuovo? Le mutande del Governo in carica hanno finora dimostrato di essere, come dire, discrete. Possiedono molte qualità interessanti. Forniscono delle prestazioni egregie. Tuttavia ultimamente mi è sorta qualche perplessità. Forse non sono così sincere, fedeli e pragmatiche, come mi era parso di capire quando si mettevano in bella mostra sugli scaffali. Non assecondano i voleri delle mie parti intime, non mantengono del tutto quanto promettevano. Adesso… fuori di metafora, mi auguro sul serio che il Governo riprenda la strada maestra, si rimetta sulla carreggiata, riesca a fugare i miei dubbi e torni a essere coerente con le sue promesse. In caso contrario, e qui rientro nella metafora, siccome non è che perché mi deludono le mutande che avevo scelto prima oggi scelgo quelle che avevo scartato (Dio me scampi!), allora sarò nuovamente costretto ad andare in giro orfano di mutande ovvero smutandato. Caro Governo, vuoi davvero questo?

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